Wendy

Ovviamente non mi chiamo Wendy. Se mi chiamassi Wendy probabilmente avrei avuto un motivo in più per litigare con i miei genitori fin dall’infanzia. Non che chiamarsi Wendy sia una cosa brutta in senso assoluto, sia chiaro.

Vi dico qualcosa su di me:

– Provo un forte odio verso il politically correct. Fortunatamente mi piacciono le persone (non tutte, ma gran parte), quindi salvo in casi specifici non ho intenzione di offendere nessuno nei miei post, ma se dovesse succedere, non abbiate timore di segnalarmelo.
Odio parimenti i leggins fiorati, il leopardato, il sapore delle olive, i bagni degli EuroNotte Milano-Bologna, la neve, Windows Vista, la gente che mi copia e lo shatush. Preciserei anche che io ho lo shatush, che però nel mio caso si chiama Ricrescita del 2011. Praticamente una barbona di lusso.
Adoro senza ritegno o esclusione di colpi le fiabe e la musica. Il mio eterno sogno rimane ancora diventare una cantante, ma comincio ad avere un’età per cui “è più facile essere presi come ostaggio in una banca” [cit.]. Fra le altre cose che amo, segnalo David Giuntoli, Robert Downey Jr., Tom Hiddleston, la pioggia, Londra alle 7 della mattina, Dublino alle 11 di sera, la birra, il tè, la marmellata di castagne, le felpe da uomo, ricevere fiori, bere caffè, comprarmi vestiti e scarpe, i romanzi gialli e thriller, cucinare, i bambini (da notare quanto importante possa diventare una virgola). Il fatto che siano di più le cose che amo di quelle che odio sorprende me per prima.
– Sono una di quelle persone spregevoli che scrocchia il dorso dei libri. E odio i Kindle, forse perché scrocchiarli implicherebbe una significativa perdita di pecunia. Mi tarpano le ali.
Scrivo sui libri a penna e senza rimorsi. Spesso scrivo auto-dediche alla me del futuro, e in genere funzionano. Scrivo anche su me stessa: il mio prossimo tatuaggio sarà un pezzo di Golden degli Switchfoot. Jon Foreman non lo sa, ma quella canzone l’ha scritta per me.
– Ho dei problemi a collocare gli avverbi nel posto giusto quando uso i verbi composti. Dovrei seriamente pensare a come risolvere questa cosa.
– Vorrei poter dire che i miei eroi sono i miei nonni, o il mio gatto, o lo spirito guida della mia famiglia delle ultime generazioni, ma non posso. Il problema principale penso sia che non ho un gatto. Comunque ammiro molto Ironman e Luciana Littizzetto. E non potrei vivere senza le mie sorelle.
– Ho smesso di fumare da relativamente poco. L’ho fatto per un uomo: mi aveva detto “le sigarette vanno, io resto”. Se n’è andato lui, e le sigarette non sono tornate. Alle volte ci si può voler bene anche in modi un po’strani come questo.
– I miei idoli professionali al momento sono Scheherezade Surià, il team di Translators Anonymous e due delle mie professoresse dell’Università. Se nella vita riuscirò a diventare 1/4 di uno qualsiasi di loro, sarò una persona molto, molto felice.

– Da sei lunghi anni sono traduttrice. Ho cercato di prendere medicine, ho seguito delle terapie, ma niente, è successo. Sono ispanista e anglista e sono totalmente innamorata del mio lavoro. Non è l’unica cosa/entità/faccenda che abbia mai amato nella mia vita, ma almeno lui non ha camicie da stirare, non corre continuamente da quella megera assillante di sua mamma, e non lascia peli di barba nel lavandino. E soprattutto, non mi ha (ancora) mai piantata in asso.
[Piccolo inciso: non provo rispetto per chi confonde “essere traduttore” con “fare il traduttore”. Provate a sostituirlo con “medico” e capirete il motivo della mia presa di posizione].

Forse scriverò ancora su questa pagina.
Nel frattempo torno al mio lavoro, vi auguro buona lettura e vi abbraccio, uno per uno.

Wendy

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2 thoughts on “Wendy

  1. Pingback: Questioni del genere | Kiss the Translator

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