Gelo

Stasera, dopo aver sbafato pancakes a casa di Magica Clippy e Poison Ivy, ci siamo messe a fare la cosa che gli Avengers fanno meglio: guardare stupidaggini su YouTube strillando come tre scotennate. E siccome siamo molto fashion e al passo con i tempi ma in fondo in fondo siamo nerd inside, siamo finite a confrontare tutte le versioni di Let it Go tradotte nelle varie lingue che conosciamo, ovvero proprio tante.

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Orbene, ci siamo accorte che qualcosa deve essere andato molto storto nel passaggio del millennio di Disney Italia. Procedo con gli esempi. All’inizio degli anni Novanta, qualcuno al quale dirigo tutta la mia gratitudine è riuscito a tradurre quanto segue:

So don’t just sit there slack-jawed, buggy-eyed, I’m here to answer all your mid-day prayers,
You’ve got me bona fide certified; you’ve got a genie for charge d’affaires.

Attento agli occhi che ti schizzan via per le sorprese che io ti farò!
Sono una polizza di garanzia, e i problemi tuoi mi accollerò.

[Aladdin, Friend Like Me, 1992]

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Più avanti, Filottete cantava così:

It takes more than sinew, comes down to what’s in you.
You have to continue to grow… Now that’s more like it!

Ricorda che è un’arte, un lusso per pochi, 
e tu sei un po’ poco, però… Stai andando forte!

[Hercules, One Last Hope, 1997]

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Prima ancora, LeTont ci aveva insegnato che:

You can ask every Tom, Dick or Stanley:
and they’ll tell you what team they’d prefer to be on:
No one’s been like Gaston, a king pin like Gaston!
No one’s got a sweet cleft in his chin like Gaston!
G – As a specimen, yes, I’m intimidating!
My, what a guy that Gaston!

Chiedi a Tizio, a Caio, a Riccardo:
ti diranno che un manzo più manzo non c’è!
Com’è grande Gaston, prestigioso Gaston!
La fossetta sul mento più sexy, Gaston!
G – Riesco a mettere tutti in soggezione!
Che vero uomo, Gaston!

[Beauty and the Beast, Gaston, 1991]

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Poi è arrivata la Pixar, e per motivi sconosciuti con l’introduzione del 3D un po’ si è persa l’abitudine di rintronare i genitori alternando le scene del cartone animato con garrule canzoncine. Una generazione di adulti sarà indubbiamente stata grata a Disney. Con la sparizione delle canzoni, il doppiaggio italiano si è concentrato in modo particolare sulla traduzione e la resa comica e qualitativa dei dialoghi dei cartoons, con risultati clamorosi fra i quali, uno su tutti, spicca Le Follie dell’Imperatore. 

Siamo chiari: sono una tremenda fan del doppiaggio italiano. Nel senso, conoscendo i limiti del doppiaggio in sé e avendo visto -ma soprattutto sentito- esempi drammatici dall’estero (mi preoccupa il futuro del doppiaggio spagnolo quando moriranno gli apparentemente unici due doppiatori della nazione, un maschio e una femmina), sono molto orgogliosa della scuola italiana, sia dal punto di vista della traduzione che della recitazione. Bravò.

Ma tornando ai cartoni animati, la Disney da poco ha deciso di rispolverare la cara abitudine di far cantare i suoi personaggi. E finalmente, oserei dire. Noi grandoni siamo contenti che le battutine sarcastiche strizzino l’occhio anche a noi costretti a guardare a ripetizione gli stessi 180 minuti di Gli Incredibili insieme ai vari nipotini/fratellini/figlioletti fino a diventare serial killer, però è vero anche che i cartoni animati fanno parte del macro bacino culturale dal quale i bambini attingono durante la crescita per imparare, in estrema sintesi, come funziona il mondo.

E che piaccia o no, il canto è uno dei mezzi più efficaci per insegnare il mondo ai bambini. Quindi -hey- bravi amici di Disney che rimetette lo spartito in mano alle principesse. Ma -oooh-, come si nota che la mano si è arrugginita…!

Ormai nel cuore la tempesta infuria già.
non la fermerà la mia volontà.

The wind is howling like this swirling storm inside,
couldn’t keep it in, Heaven knows I’ve tried.

D’ora in poi lascerò che il cuore mi guidi un po’,
Scorderò quel che so e da oggi cambierò.

Let it go, let it go, can’t hold it back anymore,
let it go, let it go, turn my back and slam the door.

Magari a volte è un bene allontanarsi un po’,
può sembrare un salto enorme, ma io lo affronterò.

It’s funny how some distance makes everything seems small
and the fears that once controlled me can’t get to me at all!

Io lo so, sì lo so, come il sole tramonterò
perché poi, perché poi, all’alba sorgerò:
ecco qua la tempesta che non si fermerà!
Da oggi il destino appartiene a me

Let it go, let it go, and I’ll rise like the break of dawn,
Let it go, let it go, the perfect girl is gone:
Here I stay in the light of day, let the storm rage on!
The cold never bothered me anyway.

(Qui non so neanche cosa grassettare per far capire quanto la traduzione sia poretta…)

[Frozen, Let It Go, 2013]

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Partendo dal fatto che, come insegna Kekko dei Modà, “già” e “un po'” con relative rime nelle canzoni lampeggiano al neon MI MANCAVANO GIUSTO GIUSTO DUE SILLABE PER CHIUDERE LA METRICA DEL VERSO, oppure NON SO COME FAR RIMARE I DUE VERSI, OPS, credo si noti in maniera piuttosto evidente la misera fine che ha fatto la caratterizzazione della povera Elsa, che racconta tutte le sue sfortune nella canzone più famosa della storia Disney (secondo recente sondaggio). Siamo d’accordo che l’inglese racchiude novecento concetti in mezza riga, però da qui a ripiegare su rime ovvie e traduzioni vuote, di strada ne passa abbastanza.

Più che altro, se avessi un figlio vorrei che imparasse che il cuore può guidarlo anche molto, oltre che un po’. Oppure che “ormai” e “già” nella stessa frase non sono esattamente grammatica. Non che esistano alternative illustri nell’attuale panorama musicale italiano per ragazzi e adulti, però insomma, gradirei che nei primi dieci anni di vita, quando si è ricettivi come i citofoni di Roma con le antenne di Radio Maria, mio/a figlio/a imparasse a parlare in italiano, e non in cristinadavenese. Le canzoni parlano delle storie dei personaggi, hanno un certo spessore, sono parti di testo come i dialoghi, e insomma. Non è che siccome c’è la musichina sotto allora possiamo trattarle come traduzioni di serie B. ANZI.
È un vero peccato vedere come nel giro di vent’anni (oddio la vecchiaia) siamo gradualmente scivolati verso una vuotezza di significato e di linguaggio come questa, per di più per un pubblico così sensibile. Ah, altra cosa. Se proprio mi permettete di fare la capricciosa, che lo sentisse cantato da italici italiani, più che da Martina Stoessel. Grande cantante, ma ci ho messo un paio di mesi a capire che “la neve che cade sopra di me copre tutto col suo blouerhlfjngbsdukjhflayisdjhfgio” voleva dire “oblio” e non “brio”.

Vabbè, alla fine lo sappiamo che sono io ad essere una noiosa. Speriamo solo che traduttori e parolieri facciano al più presto la pace a casa Disney. Oppure che aggiornino il titolo con una traduzione più allineata al denso significato delle canzoni tradotte:

GELO.

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4 thoughts on “Gelo

  1. Grazie, grazie, grazie. Qualcuno che la pensa come me. Ho fatto la tesi della triennale sull’adattamento italiano delle canzoni di Frozen, ho analizzato verso per verso e ho fatto paralleli-rimandi-elucubrazioni varie sulla resa italiana. Io, da brava fan Disney e amante del doppiaggio italiano, proprio non potevo esimermi da tale compito!

    • Che bella tesi! Io mille secoli fa avevo fatto una tesina sulla percezione della diversità linguistica nei cartoni animati, però il panorama era un bel po’ diverso, adesso piattume totale..

      • Hai assolutamente ragione! Io adoro i classicissimi, tipo la bella addormentata, alice, la spada nella roccia…sono delle perle linguistiche stupende. Soprattutto perché il piattume odierno, parlando delle canzoni e limitando il discorso agli ultimi 15 anni circa, è opera di una sola persona. Poi vabbè, ci sono anche casi particolari di fine millennio, tipo Tarzan, che in italiano non riesco più ad apprezzare dopo i miei studi. Torniamo all’italiano degli anni cinquanta, riportiamo in vita De Leonardis! Comunque grazie sul serio, delle traduttrici vere che avvalorano la mia tesi…sono commossa! :’)

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