Apologia di una rovinatrice di libri

Spero che dopo questo post i miei amici vogliano ancora essere miei amici. Ne conosco un paio che probabilmente finiranno di leggere con la bava alla bocca e le convulsioni, comunque avviso il mio amico Professore che il suo Auerbach NON rientra fra le vittime da me mietute, anche se, proprio per il timore di rovinarlo, non l’ho ancora letto. Io sono la Dulcinea incantata nel senso romagnolo di rincoglionita.

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F. Stassi: Come un respiro interrotto. Copertina in fase di scrocchiamento

Comunque sia, durante la mia ultima discesa Torino-Romagna (otto ore di Trenitalia, che mi aspetto sempre più valgano come cambiale del Paradiso), ho avuto modo di notare che il mio rapporto con l’universo libri è forse leggermente sopra le righe rispetto a quello dell’umanità. Cosa che non stabilisce nessuna discontinuità con il resto di me, volendo. In generale viaggio sopra le righe quanto il Do del Miserere di Allegri o la coloritura di Der Hoelle Rache (ma cantate dalle sorellastre di Cenerentola).  Vero è anche che per questa cosa un po’ ci soffro, quindi avanzo guardinga osservando le reazioni dei di me compagni di cammino. O di viaggio, in questo caso.

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S. Larsson – Uomini che odiano le donne. C’è da dire che le pagine del paperback sono quasi sempre incollate con lo sputo…

Beh insomma a quanto pare sottolineare i libri a penna non va di moda. Neanche se la penna in questione è un presente di Swarovski regalatomi da una madre -giustamente- afflitta dai sensi di colpa perché il suo pargolo di 1.90m x 120 kg, a me affidato nel corso dell’ultima vacanza studio, mi ha fatto rischiare la galera in plurime occasioni a zonzo per le strade di Londra devastando se stesso e l’Inghilterra tutta. Non piace, come abitudine, la gente trasalisce. Non va di moda quasi quanto fare le orecchie alle pagine per ricordarsi di tornare a sottolineare (a penna) un paragrafo che stai leggendo in piedi in mezzo a Milano Centrale, quando dalla tua borsa di 14kg non emerge l’astuccio neanche a chiamarlo con un accio maledetto cosello infingardo stile Harry Potter. E pare che nemmeno i commenti a bordo pagina valgano, così come lo scrocchio violento della costa del libro per rendere le pagine più fruibili, appunto, se il tuo treno è in ritardo di venticinque minuti e tu devi tenere una valigia con un ginocchio (quello buono), e stringere la borsa sottobraccio, pregando la Madonna che gli zingari non si accorgano che siccome la cerniera ti è rimasta in mano a dicembre, hai il portafoglio in bella vista Full HD.

Ma proprio per questo mi sorge la domanda, amici librofili dallo sdegno facile: come altrimenti meriterebbero di essere trattati, i libri? Aperti appena un po’, con due mani (se pendolate su e giù per l’Italia con due computer in spalla, quando mai si hanno DUE mani contemporaneamente libere, parliamo anche di questo), sbirciando in fondo alla legatura per cercare di capire cosa c’è scritto nel margine interno? Tipo arch… sarà archetipo, e invece era archetto e ti va a ramengo tutto quello che stai leggendo. Non dovrei annotare a bordo pagina quello che la lettura mi suscita (if any)? E se fra vent’anni mi mettessi a rileggere lo stesso libro, e avessi bisogno di ritrovare le stupide parole della stupida me-ventiseienne che fui, per sentirmi magari cresciuta, magari delusa da me stessa, magari che c’è qualcosa da migliorare? Come fate a saperlo voi adesso? Cosa mi significa che non posso segnarmi una pagina? E se fra vent’anni avessi bisogno di vedere che proprio quel passaggio era stato fondamentale per me? Se lo fosse ancora e non l’avessi segnato, come potrei ricordarmelo?

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Libro preferito dal 1996 (e si vede)

Sapete, io con i libri ci lavoro. Ci vivo, in un certo senso. Alcuni dei miei libri sono propaggini di me, sono come le mie mani. E non ho la pretesa che le mie mani siano ancora bianche e intonse come quando avevo quindici anni. Nel frattempo mi sono appoggiata fior di ferri da stiro sulle nocche, mi sono tagliata un milione di volte con la carta, mi sono scritta appunti sui dorsi anche davanti a importanti editori e attrici di Hollywood, tanto da girare tatuata come un’evasa di Alcatraz (o da un manicomio, a seconda). Non ho la pretesa di invecchiare senza rughe. Non vedo perché dovrebbero farlo i miei libri. Spiegatemelo, vi prego. Spiegatemi perché non dovrei lasciare traccia del mio passaggio, del mio invadente e travolgente amore, sulle pagine che mi toccano il cuore (chiedere a Navarre per credere). Spiegatemi come dovrei fare.

Spiegatemi, se potete, quale convenienza c’è nell’amare una cosa in maniera distante, senza viverla nelle mie ossa, senza renderla parte di me. Come se fossi fatta di marmo. Lo so che sbaglio io (sbaglio sempre io, grande assioma dei miei ultimi 26 anni di vita). Però ancora io non ho trovato un vantaggio nel vivere balconeando. Cosa che vale anche quando è ora di aspettare un treno -o un uomo-, e aprire un libro.

  Wendy

[A Navarre, che probabilmente ora è un bel po’ intesito, che da questo post si aspettava forse qualcosa di diverso, e invece ha avuto un libro rosa maiale con un angolo tagliato. Io sono la tua, di cambiale per il Paradiso]

One thought on “Apologia di una rovinatrice di libri

  1. ricordami di non prestarmi mai i miei libri, poveri ciccini! io gli faccio le orecchie (molto piccole!) al massimo! e vuol dire che è davvero una pagina strappalacrime!

    xx

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