Xanax-orium pt.4: Trainspotting

Ieri ho avuto un interessante scambio di opinioni con Ilide Carmignani. Non approfondirò oltre l’argomento Ilide Carmignani per evitare di fare la fangirl, sappiate comunque che meriterebbe. Le ho chiesto dal mio banchino di dolore se, con il tempo e con la gloria, il mestiere del traduttore migliorasse e diventasse un po’ più conciliabile con la vita. Ha sbarrato gli occhi e senza nemmeno parlare ha scosso veementemente la testa. Inciso, l’avverbio veementemente è proprio brutto. Comunque no, il mondo della traduzione editoriale non è conciliabile con niente che assomigli neanche un po’ alla vita, evidentemente né ai vertici né alle basi, il che tutto sommato mi conforta abbastanza. Io e Ilide Carmignani condividiamo una certa predisposizione isterica al lavoro, magari è un buon segno. O magari è segno del fatto che chi per primo ha inventato questo lavoro, e chi nella storia l’ha (sotto)sviluppato in questo modo, avrebbe fatto meglio a darsi all’ippica, ad allevare echidne velenose, o a finire morto spiaccicato sotto un prototipo di ruota di pietra. E invece eccoci qua.
Un’ulteriore conferma di quanto la traduzione sia, come dice il mio amico Professore, “fondamentalmente contro l’umano”, l’ho avuta esattamente due ore più tardi quando, pur di far assottigliare la percentuale di fianco al diabolico quadratino bianco del draft di Trados, ho cercato di combattere l’insostenibile pesantezza delle mie palpebre con una RedBull. E qui mi riallaccio per descrivere quello che mia cugina nel lontano 2006 definiva il peggior side effect di questo splendido settore di lavoro e di vita: la tossicodipendenza.

***

1. Caffeina. Non esiste il mondo prima del caffè. Stanno aggiornando anche la traduzione della Genesi, perché in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo mise su il caffè sennò eravamo ancora tutti qui ad aspettare che Dio separasse la Luce dalla Tenebra. Non credo ci sia bisogno di aggiungere molto. Il traduttore caffeinomane parte a contare dopo il quinto caffè, e in ogni caso sottraendo il caffè della colazione, che vale zero perché è l’accensione. Il caffè ha il vantaggio che appena tocca la lingua innesca una serie di effetti placebo basati su anni e anni di osservazione dei propri familiari durante l’infanzia, per cui basta tenere in mano la tazzina che, misteriosamente, ti svegli.
Si attiva in mezz’ora, dura tre ore.
Sopra la soglia di rischio provoca quella bella tachicardia che ti fa sfiatare per due secondi, il tempo necessario per decidere di cambiare lavoro e andare a fare la ricamatrice.

Coffee_Beautiful morning

2. Teina. Preferita per ovvi motivi dagli anglisti, ma non disdegnata dagli altri traduttori che a un certo punto, vuoi per extrasistoli parossistiche tre volte alla settimana, vuoi perché ormai devono prendere quindici caffè prima di sentire qualche effetto, vuoi per entrambe le cose, devono cambiare pusher per continuare a percuotere le loro tastiere come i tamburi delle Termopili. La teina fa ingrassare. Ovviamente non di per sé, ma il corollario di biscotti che ci si mangia dietro (quantità minima per tazza: 12 kg). Di positivo c’è che grazie alla teina il traduttore si sente in qualche modo potente nei cinque intensi secondi necessari a scegliere la tazza da usare fra le svariate migliaia di cui è padrone, momento sacro quasi quanto l’ostensione del Graal.
Si attiva in un’oretta, ne dura minimo sei. Non è consigliabile berla a ridosso dell’ora della nanna perché riduce gli occhi come quelli di un gufo, e il cervello non si addormenta. Mai.
Sopra la soglia di rischio provoca tremore alle mani e difficoltà respiratoria.

Tea_Patrick Jane

3. Taurina. La RedBull, ovvero la Grande Mondezza (e sorvoleremo sull’origine organica della taurina perché è meglio così).  Probabilmente brevettata da un sommelier a cui avevano tagliato la lingua, la RedBull, che ti illude con quel suo bel colorito ambrato di stare bevendo birra, non è né ferma né frizzante, né carne né pesce, ma soprattutto né utile né efficace. Mette effettivamente le ali per un’ora circa, ora nella quale ci si arrampica sui muri a mani nude come Asterix quando beve la pozione magica. Poi l’effetto magico svanisce, ed entrano brividi freddi, paura del buio, senso di morte, catalessi e depressione cronica. Ovviamente non ne puoi bere più di una al giorno perché le tue amiche ti hanno avvisato che c’è gente che di troppa RedBull c’è schiattata sul serio, quindi te la fai sotto e alla fine ti addormenti sulla tastiera, sperando almeno di colpire la freccina in giù e di avviare un controllo fuzzy inconsapevole.
Sopra la soglia di rischio è meglio non andarci.

Red-Bull-Wings

4. Nicotina. Il traduttore fumatore è un grande cliché dei nostri tempi. Si riconosce l’editorialista dal settorialista perché il primo fuma sigarette rollate alla bell’e meglio, che riducono i denti grigini alle radici e gli occhi arrossati, ma fanno tremendamente poeta maledetto, mentre il secondo che non ha tempo da perdere perché sta correndo fuori a fumare mentre manda il translate to fuzzy tira fuori il suo bel pacchettino già pronto. Non si sa bene il percorso che porti il nicotinomane dalla Winston Silver o dalla Philip Morris blu alla Lucky Strike rossa o alle Marlboro di tutti i colori, né come da due-tre sigarette dopo pranzo si finisca a fumare l’intero pacchetto senza neanche togliere la plastichina di chiusura. Vero è che calma, scandisce i ritmi di lavoro e fa oggettivamente bella e dannata (o bello e dannato, ma le quote azzurre sono praticamente ininfluenti, in traduzione). Alla quarta volta che ti ritrovi a combattere la sindrome del cold turkey e che capisci che per mantenere il vizietto ti servirebbero 2500€ all’anno (calcolo realmente eseguito), però, due domande te le fai. Anche perché ti ci vogliono quasi tre mesi, per fatturare 2500€, parliamone.
Sopra la soglia di rischio, i tuoi amici cominciano a starti lontano perché sai di portacenere.

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5. Alcool. Translate drunk, revise sober. Per lo stesso motivo per cui quando si sale su un palco è bene non essere proprio sobri al 100%, anche quando si va in scena con i propri autori o con le proprie stringhe da tradurre è cosa buona e giusta darsi una mano con un paio di bicchieri di rosso, che abbattono le seghe mentali di ipercorrettismo (non negate, TUTTI le abbiamo) e fanno scorrere il tutto più felicemente e serenamente. Fino al giorno dopo, che ti ritrovi riverso sul tappeto del bagno con il computer fra le braccia e l’sms di insulti che volevi spedire al tuo ex ragazzo salvato in TM e propagato in tutto il testo per almeno otto milioni di stringhe. Questo per non parlare della resistenza all’aperitivo che si matura negli anni. Tre spritz e un blue lagoon come niente fosse, e il giorno dopo revise in hangover. E poi dicono che non abbiamo i superpoteri.
Sopra la soglia di rischio ti svegli di fianco a gente improbabile e capisci cosa aveva provato lo sceneggiatore di Coyote Ugly.

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6. Sonniferi. Utili per uscire dai periodi di tre notti in bianco alla settimana, quando le tue coinquiline ti mandano a fare la spesa dei detersivi e tu non ti ricordi nemmeno più cosa sia quella palla di fuoco nel cielo che ti ferisce la vista in maniera così crudele. Quando il ritmo circadiano salta in avanti di quattro ore impedendoti di prendere sonno prima della fascia in cui Italia7Gold comincia a trasmettere i porno soft anni ’80, è bene dare un’aggiustatina alla vita, cominciando sempre dall’alternativa vegan delle varie calendule, valeriane, gerani tritati e via discorrendo. Vi sconsiglio caldamente le benzodiazepine, che dopo mezz’ora ti mandano al creatore e ti fanno svegliare dopo 11 ore come se fosse suonata la sveglia dell’accademia militare.
Sopra la soglia di rischio cominci a vedere le mummie del presepio e la mirra che scende dal cielo.

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7. Cioccolata. La letteratura non riporta casi in cui qualunque danno psicofisico legato alla traduzione o meno non sia stato curato da massicce dosi di cioccolata, meglio se spalmabile, meglio se fondente dei Trappisti di Vitorchiano regalata da Magica Clippy. La scarica di endorfine che provoca funziona quasi quanto la presenza fisica del proprio fidanzato, che non c’è perché non volevate farvi vedere con i capelli inzaccherati e il trucco di ieri colato fino alle gengive, e al quale comunque non potreste prestare la giusta attenzione perché state calcolando a mente a quante cartelle corrisponda l’83,46% di 96. Lasciate perdere e affogate i vostri piaceri nel cibo degli déi Maya. Se anche voi siete votate all’estinzione, almeno ve ne andrete grasse e felici.
Non esiste una soglia di rischio. O meglio, non si conosce finché le vostre chiappe non diventano simili alla superficie lunare, ma a quel punto è già tardi.

Claire (61)

Wendy

6 thoughts on “Xanax-orium pt.4: Trainspotting

  1. 8. Friends: perchè anche il supporto psicologico non è da sottovalutare! E quando il messaggio “#help” parte quasi in contemporanea dai due telefoni, forse è il caso (e la volta buona) che stanotte si studi insieme. Borsa pronta vicino al letto neanche dovessi partorire domani, tiri su pigiama, spazzolino e mac ( = perchè il mac ormai rientra nei beni di prima necessità) e via che si va. Tra un lavoro arrivato ieri da finire domani, con (teoriche ormai) 10 ore di lezione in mezzo, cinesi con fusi orari non proprio auspicabili e tazzone di latte caldo prenanna, ognuna fa quel che deve.

    ps: cmq no, niente batte il cioccolato dei trappisti. #sapevatelo (e provatelo!)

  2. Pingback: Kiss me hard before you go | Kiss the Translator

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