Il blocco del lettore

Il blocco dello scrittore lo sanno tutti cos’è, specialmente chi si diletta nella nobile arte della scrittura, per motivi più o meno seri e/o remunerati. Ti svegli una mattina e butti giù diciotto capitoli di quello che nel profondo del tuo io sai essere il nuovo caposaldo della letteratura italiana, e dopo una settimana guardi il file sul tuo desktop come se ce l’avesse messo lì qualcuno dalle alte sfere di Matrix. Come se non c’entrasse niente con te. È tutto molto normale, dipende dalla capacità di incanalare l’ispirazione sul medio-lungo periodo. Credo che per noi donne dipenda anche dalla fase ormonale che attraversiamo, o almeno, su di me ho studiato anche questo fenomeno. Lo incrocerò con le fasi lunari e, nel caso ottenga risultati interessanti, vi informerò in futuro.
Books4Il blocco del lettore, invece, dovrebbe essere iscritto all’albo delle grandi malattie del Ventunesimo secolo, insieme alla dipendenza da social network e selfie. È un malessere sottile e tremendamente frustrante che fa progressivamente perdere il gusto per quella che, secondo me, è una delle più meravigliose invenzioni dell’umanità, ovvero la lettura, la capacità di accogliere il mondo degli altri e di impastarlo con il nostro.
Parlavo con una divina Twitstar qualche tempo fa, e si ragionava appunto di come siano cambiate le abitudini del lettore normale. Non dico già dell’Avvocato, che fra un po’ potrà mettere il coprimaterasso sulle cataste di libri e dormirci direttamente sopra. Mi riferisco a chiunque abbia un’ora di pausa pranzo da trascorrere in attività più o meno rilassanti. Quanti di voi oltre alla schiscia (come i milanesi inspiegabilmente chiamano il pranzo al sacco) tirano fuori un libro dalla borsa, quando è ora di mangiare? Quanti di voi effettivamente si possono concedere un’oretta per leggere? Dal basso della mia vita da free lance, posso dirvi che nei giorni di lavoro intenso, nelle settimane da tre-quattro notti in bianco, se arrivo a leggere un meme di due righe mi sento Page Master. Mi spaventa quasi, l’articolo da leggere. Tipo, queste mie righe per me sarebbero paragonabili più o meno alla Bibbia, come volume di lettura, e forse anche come pesantezza. Libri cartacei, manco nominarli. Aggiungiamo a questo il fatto che per lavoro io sviscero i libri, analizzo la scrittura, scruto (o perlomeno mi dico di farlo) l’intenzione comunicativa dell’autore. Leggere in questo modo è tutto fuorché rilassante, ve lo posso assicurare. Non è bello non riuscire a leggere nessun autore tradotto se non Lars Kepler perché è (sono, è un quattro mani da non crederci) in grado di creare delle scene talmente da brivido da costringerti a seguire la narrazione invece che fare continuamente backtranslation e pensare “ma che schifo di scelta traduttiva, io avrei fatto così”.
Books 7Leggere, insomma, è diventato uno stress, qualcosa che va pianificato e per il quale bisogna ritagliarsi tempo. E per me ogni cosa per la quale sia necessario ritagliarsi tempo è un fastidio, è qualcosa che non mi viene naturale e che quindi mi fa sbuffare di noia. Stiamo regredendo (parlo sempre in generale, prima che qualcuno dei miei sofisticatizzimi conoscenti colleghi si inalberi perché hanno l’opera omnia di Murakami vergata su carta di riso in rotoli originali) ad una sorta di esperienza di lettura “predigerita”: facile, concisa, online, meglio se illustrata e/o accompagnata da voiceover o simili. Non è -solo- colpa della società in cui viviamo, della vita frenetica o dell’omologazione dell’io stile Silvio Muccino, diamine. È colpa nostra che non sappiamo più dare spazio alle cose che ci fanno bene, pensando che ci sia sempre qualcosa di più importante da fare che non prenderci cura di noi. Salvo poi finire a guardare la homepage di Facebook per pomeriggi interi, con lo sguardo da pesce morto e odiando la gente. E parlo anche per me, non crediate.
Oltre al predicozzo morale, però, voglio darvi un suggerimento. Io ho trovato particolarmente utile per uscire da questa impasse ricominciare dagli italiani, sia super classici che nuovi. In tempo di rilancio del Made in Italy (da quanto sta durando, fra l’altro? Ma funziona?), secondo me fa molto bene. Proviamo a ricominciare da ciò che abbiamo più vicino, magari un libro solo ma fino in fondo. Io sono diventata campionessa di lasciare i libri a metà perché dopo un po’ mi stufo, ma ieri mi sono divorata un libro di Costanza Miriano, per dire. E pensate quello che volete, ma per prima cosa è un ottimo inizio, e per seconda cosa, vi consiglio caldamente di cercarla in libreria. Così, spassionatamente.

Books 6

Nell’attesa di tornare a spendere migliaia di euro in libri come il mio amico Professore, vi auguro buona lettura.
Alla prossima

Wendy

PS: La scoperta della settimana è che mia mamma mi legge, si è iscritta alle notifiche mail. L’imbarazzo è palpabile, ma comunque CIAO MAMMA!

3 thoughts on “Il blocco del lettore

  1. Sono giunta alla conclusione che, almeno per me, la lettura è un po’ come il sesso. Ci sono periodi in cui ti sembra di poterne fare tranquillamente a meno, ma poi quando ricominci non te ne stacchi mai. Detto ciò, sono in un periodo di letture zoppicanti, aspetto di finire un mattoncino (MAI, MAI lasciato un libro a metà!) e poi di trovarmi qualcosa di più coinvolgente. Ma non demordo.🙂

    • Io voglio sperare che la mia vita under the sheets non somigli mai mai MAI a quell’attività saltatoria e scostante che è la mia lettura. Va bene la dedizione professionale e quel che si vuole, ma c’è un limite a tutto.😀

  2. Io sono in vacanzaaaa (*aggiungi “aaa” a sufficienza secondo il tuo grado di felicità*) quindi finalmente mi sono potuta buttare su un bel mattonazzo che era un sacco che volevo leggere: l’Anna Karenina! evviva!

    Io sono super schizzinosa sui libri (traduzioni a parte)! Dalla carta, alla dimensione, alla copertina. Deve essere bello tutto di un libro! E finalmente mi hanno regalato un’edizione della Karenina che è perfetta! (anche se la traduzione non è delle migliori, ma sul russo non posso dire troppo…)

    #cartaceotuttalavita

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