Questioni del genere

mary-poppinsSarò sincera. E nel farlo, vi invito a leggere il punto 1 della pagina Wendy qui linkata. Io non ho mai avuto in particolare amore lo studio di genere e le discipline relazionate con la parità dei sessi. Chiarisco subito: per la donna che sono, non potrò mai, mai nemmeno volendo “subire” il maschio (ammesso e non concesso che esista una categoria di persone similmente definibili). Ma credo anche con decisione e fermezza nel realismo e nella sobrietà. Per dire, in soldoni, che ogni tanto lo studio di genere va tenuto al guinzaglio.
Mio modestissimo parere, ma che mi venga fatto notare:

Sessismo culturale: si parla sempre di paternità dei libri e mai di maternità

mi fa veramente, pesantemente spaccare dal ridere. Stessa cosa quando si cerca di imboccare a viva forza un femminile dove il femminile proprio non ci stava.

Il revisore – la revisora

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Esistono anche delle regole di buongusto, insomma. Mi vergognerei molto di più a dovermi presentare “piacere, sono la nuova revisora” che non a usare l’aggettivo maschile anche se porto una 5D. Anzi, soprattutto perché porto una 5D. Revisora suona brutto e patetico come una mummia del ’68. Sa di presa in giro in dialetto romagnolo. Ho una femminilità e non ho paura di usarla, ma farei più volentieri il revisore.

E che non mi venga riconosciuta la maternità di un’opera mi fa anche più piacere, stante il brutto momento di vita che ho da poco attraversato e la mia scarsa voglia di farmi aprire una cerniera fra il taglio della peritonite e la Jolanda. Che poi per partorire un libro non so se papi mi farebbe l’epidurale, lasciamo stare. Personalmente, non ho mai sentito di una paternità attribuita ad un’autrice donna, ma volendo fare i precisi a tutti i costi, nominiamolo, questo modo di dire nato dall’usanza in voga fino a pochi decenni fa di dare il cognome del figlio secondo quello del padre o, en defecto, del suo più prossimo parente maschio (il nonno, quindi anche la mamma). Credetemi, è fantastico che adesso i cognomi vengano attribuiti anche per linea materna, ma una storia di migliaia di anni è difficile cambiarla in nome di qualche confettato perbenismo linguistico non meglio specificato.

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Anche perché, a volerci proprio cavare tutti i sassolini dalle scarpe, di veri femministi nel senso di difensori della dignità della donna ne conosco davvero pochi, anche fra le fila dei vari Pollyanna che si infilano fiori in tutti gli orifizi per predicare pace e bene e che bello che siamo tutti uguali. Prova ne sia la violenza con cui è stata attaccata Costanza Miriano a seguito di una frase attribuitale per errore, pronunciata invece da un suo collega. Facciamo meno discorsi sulle paroline maschili o femminili (leggasi: formalismo) e rimbocchiamoci le maniche un po’di più.
O, come dice -questa volta molto adeguatamente- un mio conterraneo romagnolo:

Fatti, non pugnette.

Wendy

PS: Il Gigante afferma, per restare in tema, che non è giusto usare l’indice di un libro. Dice che dovremmo chiamarlo medio.

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