Voi siete qui – Piccola guida prima di buttarsi

Ci sono un paio di cose da sapere prima di compiere il salto decisivo di consacrare se stessi agli dei della traduzione. Non ho la pretesa di avere già tutte le risposte della vita, ci mancherebbe altro. Però confrontandomi con la mia esperienza (comprese le ultime importanti virate e correzioni che ho dovuto necessariamente apportare) e con un paio di mostri sacri, mi è venuta l’idea di scrivervi i tre-quattro consigli base per un aspirante traduttore freelance.

simons-cat1. Gavetta: chi più ne ha più ne metta. Studentelli universitari, venite a me. La gavetta è una parte importantissima della carriera, perché è una cosa che prima o poi va necessariamente fatta. Quindi meglio farla quando non dalle vostre forze dipenderà il pranzo del giorno dopo, no? Il consiglio utilissimo è di cominciare a fare traduzioni gratuite, e di cominciare presto. Le ONG in questo sono una miniera d’oro. Per prima cosa, entrare in contatto con il mondo del lavoro fa bene, e prima succede, meglio è. Secondo: non pensate che sarete pronti solo alla fine della carriera universitaria. Se c’è una cosa che sto imparando è che non lo si è mai. E poi il lavoro gratis di oggi potrebbe diventare il cliente fidelizzato di domani, quindi rimboccarsi le maniche.

Cat12. CV, mi piaci tu. L’unico caso esistente al mondo in cui è vero che le dimensioni contano, ma al contrario. Dopo essermi scervellata per mesi sul mio, di CV, ho capito (me l’hanno fatto capire, chi in maniera ridicola, chi in maniera divertente ma seria) che il CV ha da essere due cose: intenso e corto. Due pagine, tre se proprio anche riducendo il carattere al Dantino non riusciamo a far stare tutti noi e le nostre esperienze in due sole pagine. In questo momento preciso sto tentando un gioco di prestigio con il mio CV per toglierlo da quel tristissimo formato europeo, che a) nel mondo anglosassone non s’usa b) non è necessario se non espressamente richiesto. Non dimentichiamoci che lavoriamo in un settore in cui, in molti casi, la creatività paga.
VIP in TIP: inserite le lingue di lavoro, i settori privilegiati e gli eventuali CAT che utilizzate in modo che siano visibili, non nascosti nel testo. Dovete essere inquadrabili in tre secondi netti, ricordatevelo. Ah, ovviamente non sono ammessi errori di battitura o ortografia, quindi suggerisco di fare una bella stampata papiracea e di ricontrollare (o meglio, far ricontrollare) il vostro CV setacciando punteggiatura e typos.

936full-simon's-cat-artwork3. The Death Note. Questo è un lavoro che è una palla colossale, ma bisogna farlo. Se avete un gatto, osservate quanto tempo punta il povero passerotto che è venuto a farsi una scampagnata sul vostro balcone. Stessa storia per noi. Studiate bene le agenzie a cui inviare le vostre candidature: controllate con che lingue lavorano, e se sono del vostro settore di specializzazione. Inutile mandare il CV di un traduttore di macchinari industriali a un’agenzia che si occupa di vini e commercio all’ingrosso di bresaola di cavallo. Organizzatevi un foglio Excel (sempre che non abbiate i miei problemi con Excel), un quaderno, uno schiavetto che vi ripete a pappagallo i nomi di tutte le agenzie che avete contattato. Insomma, organizzatevi.

tumblr_ljmw5ygV3k1qzipqco1_12804. Il mio amico Commercialista. Che non vuol dire che dovete scroccare i servizi dei vostri amici iscritti all’albo, siamo intesi. Però è utile avere qualcuno che sappia cosa e a chi chiede quando comincia la rumba delle fatture, della partita IVA e delle aliquote che si gonfiano come l’impasto della pizza. Ricordiamoci che siamo in Italia: qualunque scusa è buona per spillare dei soldi ai professionisti, specialmente a noi, che siamo praticamente carne da macello per i vari Mari e Monti. Se, come me, quando i numeri sorpassano la prima decina siete invasi dalla leggera sensazione di “nun ce cavo li zampetti”, affidatevi a zampetti più esperti.

ansia5. La cattiva consigliera. Nel nostro caso non è la fretta, perché la fretta è figlia di un’altra brutta bestia, che è l’ansia. Ogni riferimento alla mia persona medesima è da considerarsi puramente casuale. Imparate a conoscere voi stessi, prima ancora della nostra professione. Si lavora poco, si lavora a salti, si passa da quattro notti in bianco alla settimana a moriremo di fame, c’è il mese che vengono i capelli bianchi e quello in cui passano le rotoballe come nel canyon. Ed è normale. Non è normale tentare il suicidio in entrambi i casi, per esempio. Se siete persone che, per motivi contingenti o fondanti, avete bisogno di un po’ più di stabilità, cercatevi un lavoretto, un part-time, qualcosa che vi mantenga mentre incrementate i clienti, e smettete di frignare.

Infine, condivido con voi il pensiero di uno dei suddetti mostri sacri. Così, per tirarci tutti su.

“Il casino che vivi adesso non è tempo perso, se lo guardi con dedizione e cura. Non è l’anticamera triste di una casa in cui non riesci a entrare; l’anticamera è già la casa”.

A.T.

In bocca al lupo a tutti

Wendy

Pics by Simon Tofield


And a great hug to my Canadian readers. You’re so many today! Love you all!

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