Il mio Divorzio da Giorgio Faletti

Il mondo non è pronto a quello che sto per fare, ma devo farlo lo stesso. C’è gente che ci è morta, aspettando questo momento, e ammetto di avere creato un’aspettativa pari quasi ai cliffhanger dei film della Marvel, ma comunque. Vorrei approfittare dello spazio qui autodedicatomi e del tempo che vi sto rubando per fare un passo indietro.
io_uccido_giorgio_faletti_asti_libro_2Ho cominciato a leggere Giorgio Faletti appena uscito Io uccido. Correva l’anno 2002 o poco più, io forse forse ero al ginnasio. Avevo risparmiato i non so più quanti euro che mi servivano per comprare quel libro perché il coltissimo Tolouse Lautrec della mia classe aveva insistito affinché lo leggessi. Io e Tolouse avevamo e abbiamo gusti diversissimi e una concezione diametralmente opposta del nostro lavoro, ma quella volta mi aveva proprio convinto. E poi, da brava aspirante giallista, non potevo star giù a questo valzer. Mi ricordo di aver pensato che la copertina era bellissima, e che il nome di uno dei personaggi, Jean-Loup Verdier, mi ricordava tremendamente i colori del logo della Tic Tac (scusate, ma spesso divento sinestesica, quando leggo o traduco). Mi innamorai immediatamente di quel libro. Era geniale, il finale era veramente perfetto. Faletti aveva ordito un capolavoro di investigazione incredibile, in cui il lettore era coinvolto quasi come un terzo, invisibile detective. Credo di averlo finito in un paio di giorni, una settimana al massimo. E sì che fanno 680 pagine circa (o il suo più vicino multiplo di 16, come ci hanno insegnato al master).
Immaginatevi la mia gioia quando annunciarono Niente di vero tranne gli occhi. Era strano, molto diverso da Io uccido, del quale mi mancavano i personaggi, ma comunque c’era Maureen Martini, uno dei miei alter ego letterari, il resto passava in secondo piano. Anche la leggera pretesa supernatural. Ma ecco che, all’acquisto di Fuori da un evidente destino, l’unica cosa evidente, oltre alla copertina di due colori (orrore) era che questa virata supernatural stava dilagando come il raffreddore che all’inizio ti prende solo alla gola, e il giorno dopo sei a letto con la febbre a quaranta e una bacinella abbracciata sotto le coperte metti caso. La svolta supernatural mi piaceva molto poco. Se mi crei un mondo in cui mostri cheyenne possono riemergere dalla terra per uccidere non si sa bene chi sulla base di un loro personalissimo criterio, io, lettrice di gialli quasi diciottenne, come posso anticipare le tue mosse e giocare assieme a te a chi trova per primo l’assassino? Non dico di renderlo ovvio come il colpevole de Il Nome della Rosa, che trasuda tanta banalità che me ne sono accorta a 15 anni la prima volta che l’ho letto (per quanto la Enana cerchi di farmelo amare, non ho ancora capito bene cosa voglia fare Umberto Eco da grande). Però tagliarmi fuori così è da maleducati, Falettone mio. Ho speso un sacco di soldi per comprare il tuo librone in hard cover, almeno fammi divertire un po’.

WenDySappointed

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Il culmine della svolta noir-ultraterrena arriva con Pochi inutili nascondigli, raccolta di short stories di diverse sfumature di inquietante, dal “bene, stasera luce accesa” al “credo di avere appena immagazzinato un trauma di vita”. Belle, non male davvero. Le ho lette in un sorso nel 2008, appena tornata dalla Spagna. Non mi aspettavo un giallo, non ho avuto un giallo, e sono stata contenta. Della successiva ricaduta di stile del Falettone mio bello non parlerò ora, perché il mio passo indietro non riguarda solo l’opinione che ho di lui come giallista.
Riguarda in effetti Elsa Morante e il suo Scialle Andaluso, raccolta di racconti brevi che mi sono autoregalata la settimana scorsa (ho deciso che non avendo un uomo, tutti i regali che vorrei mi facesse il mio immaginario fidanzato me li faccio da sola, così dovesse mai arrivarmene uno, si troverà il 90% del lavoro fatto*). Bellissime, splendide davvero. Le sto leggendo in un sorso, nel 2013, mentre faccio avanti e indietro fra Torino e casa. Non mi aspettavo niente, ho trovato una collettanea (nuova parola imparata al master) di short stories di diverse sfumature di inquietante, dal “credo di avere appena immagazzinato un trauma di vita” allo “stasera per addormentarmi voglio il peluche scala 1:1 di Padre Amorth”. 

No, wait.

giorgio-faletti

Comunque quest’uomo ha sessantatré anni.
Vado un attimo a pulire la bava.

Giorgio, amore mio. Non mi interessa che tu sia invecchiato, che non sia più lo stesso, che non ti piacciano più le cose che ci piacevano prima, che tu abbia una vita tua ora. Io ti amavo. Ma tutto ciò in cui ho sempre creduto, la nostra complicità, il feeling che si costruiva pagina dopo pagina, ogni volta che dipingevi un personaggio femminile forte ma con il cuore spezzato… era tutta una menzogna. Hai infilato Nessie di Lochness fra le maglie che la Morante aveva già intessuto nel 1963. E questo è tradimento. Sai, ho sempre pensato che sarei stata in grado di perdonare le corna, se il fedifrago fosse venuto a costituirsi. Ma tu non l’hai fatto, hai pubblicato i Pochi inutili nascondigli quasi buttandolo là come una polpettina o un osso di maiale per noi tutti che da tanto tempo stavamo aspettando famelici tue notizie. Poi è uscito Io sono Dio, che scimmiotta Io uccido senza riuscire nemmeno lontanamente a somigliargli, e Appunti di un venditore di donne, che ho giudicato semplicemente illeggibile. Che cosa hai fatto, Giorgio. Potevi avere tutto, potevi avere il best seller tradotto in sessantaquattro lingue, un film, prima una produzione italiana e poi Hollywood, le ragazzine in fotta persa per Jean-Loup Verdier, le tue frasi che girano su Tumblr. E invece no, sei andato avanti, e mi hai addirittura tradita così. Scopiazzando format, atmosfera e anche alcune scene dalla Morante, e chiamando questo capolavoro del patchwork Pochi inutili nascondigli.

Io ti amavo, Giorgio. Ma ho speso venticinque euro circa, per un libro che, nella sua versione paperback della Morante, me ne è valso dieci. Sarei stata la capoclasse delle adolescenti in fotta persa per Jean-Loup Verdier. E invece no.
Ecco, questo non posso perdonartelo. La caduta di stile sì, ma il pappagalling no. Andrò a vedere il film, se mai ne uscirà uno, ma questa cosa, comunque vogliamo chiamarla, fra me e te, finisce stasera [cit].
Con tutto l’amore di cui sai che sono capace

Wendy

PS: una delle mie più grandi doti, che curiosamente corrisponde anche al mio più grande difetto, è la discontinuità. Per cui al 99% andrò da Feltrinelli a prendermi a botte con le adolescenti, quando uscirà il suo prossimo libro. Io sfogo così il mio bipolarismo, ma tutto sommato, conoscendo la gente con cui ho avuto a che fare finora, mi è andata molto bene.
PPS: Curioso, Faletti è Astigiano. Una passa una vita a non filarsi di striscio il Piemonte, e improvvisamente la vita sembra girare tutta qui.

* Ho mentito. Quando arriverai ti troverai solo un mucchio di arretrati da recuperare in poco tempo, per indennizzare la mia fastidiosa attesa.. A questo tal proposito, stamattina su via Giolitti ho visto un paio di orecchini di zaffiri e brillanti da togliere il fiato. Vedi bene di essere ricco o di avere in programma di diventarlo presto. Ti amo.

4 thoughts on “Il mio Divorzio da Giorgio Faletti

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